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Crisi della zootecnia regionale - la Cia del Lazio chiede una cabina di regia

La richiesta di istituzione di una "cabina di regia" permanente, formata da esperti del settore, per fronteggiare una crisi che sta decimando le aziende zootecniche laziali e del centro-sud, è stata portata all'attenzione dell'assessore regionale all'agricoltura On. Sonia Ricci.

 

da tempo la CIA del Lazio solleva alla pubblica amministrazione ed in particolare alla Regione Lazio la crisi ed il lento declino della zootecnia regionale. Crisi e declino che hanno subito negli ultimi dieci anni una notevole accelerazione (negli ultimi 5 anni hanno chiuso la metà degli allevamenti), dovute ad una serie di circostanze nazionali e sovranazionali  ma, anche, ad una insufficiente attenzione ai problemi di questo settore in una regione “particolare” in cui molti fattori e dinamiche socio economiche rendono, più che in altre regioni, più complessa e proibitiva l’attività  di allevamento. 

 

Sono praticamente spariti, o ridotti ad un numero esiguo, gli allevamenti avicoli e suinicoli e settori importanti come l’allevamento bovino, bufalino e ovicaprino, continuano a contrarsi nel numero delle aziende e dei capi allevati.

 

 

Oggi questa situazione rischia di aggravarsi ulteriormente fino a determinare l’ulteriore  chiusura di centinaia di aziende e condannare la zootecnia regionale e, più in generale, centro-meridionale alla marginalità.

 

 Nei prossimi mesi infatti, l’entrata in vigore di una serie di norme comunitarie (la fine del regime di quote di produzione per il latte bovino e l’entrata in vigore di norme più restrittive per lo smaltimento di reflui zootecnici nel terreno), il venir meno di agevolazioni di cui l’agricoltura fino ad oggi ha beneficiato (prezzo agevolato del gasolio), la recrudescenza di epizoozie e di malattie come la Blue Tongue, abbatteranno ulteriormente i margini di reddito degli agricoltori, da tempo stretti tra costi di produzione in aumento e prezzi per i prodotti agricoli in continuo calo.

 

La disponibilità e le iniziative intraprese dal Suo assessorato nell’ultimo anno sono apprezzabili, ma lo scenario che si profila richiede un intervento “straordinario” finalizzato a ricercare tutte le strade possibili e utili a scongiurare un vero e proprio tracollo del settore. Le tensioni che si sono manifestate in occasione del rinnovo del prezzo del latte bovino, le difficoltà dovute al calo dei consumi in cui versano da mesi gli allevatori bufalini, il crollo del mercato degli animali da carne a favore di produzioni provenienti da altri continenti a prezzi bassissimi, non sono che i primi segnali di una crisi di dimensioni più ampie che interesserà l’intera zootecnia centro-meridionale. Crisi che può essere superata solo unendo le forze per ricercare uniti, sotto la guida dell’istituzione regionale, le strategie e le scelte percorribili.

 

Abbiamo già subito gli effetti negativi della globalizzazione e le conseguenze di trovarsi con interi settori produttivi in condizioni di non competitività. In meno di 4 mesi la bieticoltura meridionale è sparita con la chiusura di 12 impianti industriali e la scomparsa di attività agricole o connesse all’agricoltura che riguardavano migliaia e migliaia di agricoltori e di ettari di terreno.

 

Per questi motivi e con questa disponibilità al “fare” chiediamo alla Regione Lazio ed in particolare al suo Assessorato, l’istituzione e il coordinamento di un tavolo straordinario e permanente per la zootecnia regionale, composto da esponenti della ricerca e delle università, da esperti dei mercati nazionali ed internazionali, dalle Organizzazioni d’impresa che operano nel settore, dall’ARSIAL e da tutti i soggetti disponibili a dare il proprio contributo a difesa della zootecnia regionale.

 

Una “cabina di regia“ per studiare ed eventualmente attenuare gli effetti e le ricadute del superamento del regime di quote che favorirà le grandi zootecnie del nord Europa che già oggi producono con costi mediamente inferiori del 30% ai nostri. Le conseguenze dell’ingresso sui nostri mercati dei nuovi Paesi comunitari in cui gradualmente stanno andando a regime gli ingenti investimenti realizzati negli scorsi anni, soprattutto in agricoltura, dalla Unione Europea.

 

Coordinamento regionale che oltre a indirizzare e sostenere gli attori della filiera e supportare le istituzione nelle scelte da adottare, possa all’occasione ampliarsi anche alla partecipazione di altre regioni del Centro-Sud Italia con l’obiettivo comune di difendere la zootecnia del Centro e del Meridione del Paese.

 

La Regione può fare poco per contrastare il mercato e le dinamiche dei prezzi ma può fare molto per semplificare, agevolare, promuovere, valorizzare, creare le migliori condizioni in cui opera un allevatore.