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Latte, la crisi dei prezzi troppo bassi. Interviene il presidente Salvadori

HA DECISO che ai prezzi attuali non è più conveniente, così dopo tanti anni il Conte Carandini ha chiuso il rubinetto, cioè la sua quota giornaliera di conferimento produttivo, alla Centrale del latte. Centocinquanta quintali al giorno, tanto era il contributo delle stalle di Niccolo' Carandini, proprietario della Torre in Pietra, «che ora vengono tagliati di netto», accusa Alessandro Salvadori, presidente della Cia Lazio, Conferenza italiana degli agricoltori. Triste pagine di una crisi che mai come ora sta colpendo i produttori di un mondo fatto di vacche, fieno e tanta dedizione. I conti non tornano più, le aziende chiudono perché non riescono a contenere i costi di produzione, «ma intanto la lunga filiera, passaggio dopo passaggio, fa aumentare il prezzo del latte dalla stalla alla tavola del 300%», secondo la denuncia che invece viene dalla Coldiretti. Nel Lazio in otto anni hanno chiuso fra le 3 e le 4mila stalle. In tutta la regione, comprese quelle delle ' bufaline', ne rimangono in piedi 2.500.
 
Gli allevatori temono che si arrivi a pagare il latte ai produttori 28 centesimi come in Francia. «Da noi è già difficile la vita con la venditaa 35 centesimi in media», dice Salvadori. «Tante le aziende che hanno chiuso e molte quelle indebitate. Il fallimento della ex Pettinicchio è un esempio. Questo perché i costi di produzione sono schizzati alle stelle». La Cia chiede un accordo di filiera per rilanciare la competitività e garantire, attraverso prezzi adeguati, una ripartizione del valore aggiunto. Oltre a interventi di sostegno per gli allevatori che ogni giorno nel Lazio producono 3,9 milioni di quintali di latte e danno da lavorare a più di 6.000 persone. - ALESSANDRA PAOLINI