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L’Italia scompare sotto il cemento. Sempre meno superficie agricola, sempre più cemento

Nei prossimi 20 anni, 600mila ettari di suolo italiano potrebbero essere sommersi da una colata di cemento. A puntare il dito contro l'urbanizzazione sfrenata della Penisola, che procede a un ritmo di 75 ettari al giorno, sono Fai Wwf con il dossier Terra Rubata - Viaggio nell'Italia che scompare.

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Le regioni prese in considerazione sono 11 e a spiccare sono casi limite come quello dell'Emilia Romagna, dove il tasso di incremento dell'urbanizzazione dagli anni '50 supera il 500%. LaPuglia, per fare un altro esempio, sfoggia una copertura sei volte più consistente rispetto a quella del dopo guerra. La Sardegna viene definito "caso esasperato", con un incremento del suolo urbanizzato dell'1154% in 60 anni. In totale, dagli anni '50 ai primi anni del 2000, le aree popolate da costruzioni di vario genere si sono moltiplicate di 3,5 volte, per un aumento - 600mila ettari - pari alle dimensioni del Friuli Venezia Giulia.

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La propensione dei privati a capitalizzare in beni immobili per evitare altre e più rischiose forme di investimento si specchia (anche) nella crescita di 800 mq per abitante perso nei Comuni svuotatisi a causa dell'emigrazione: turismo, seconde case, ma anche assenza di pianificazione logica. Interessanti i dati relativi ai professionisti del settore attivi nel Belpaese, 4.100 ogni milione di abitanti contro i 3.300 della Gran Bretagna, i 1.500 della Germania, i 1.300 della Francia e i 1.200 del Spagna. Per ciò che concerne l' abusivismo, dobbiamo fare i conti con 4,5 milioni di abusi edilizi dal 1948 a oggi e con tre condoni negli ultimi 16 anni. Lente di ingrandimento su Roma, con i suoi 4.280 alloggi abusivi all'anno, quasi 12 al giorno e pari all'11% del totale nazionale.

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Guardando l'altra faccia della medaglia, quella raffigurante il terreno eroso, ci si imbatte in una diminuzione del suolo destinato (-8%) e utilizzato (-2,3%) a fini agricoli e nella conseguente flessione della presenza (-32,2% dal 2000) di aziende agricole e zootecniche. Ne deriva un terreno meno presidiato e più fragile, motivo per cui il 70% dei Comuni è interessato da frane e il 4,3% della superficie della Penisola è considerato "sensibile a fenomeni di desertificazione". Altro fattore definito "impattante" è quello rappresentato dalle grandi opere, strade o opere ferroviarie, e regolato dalla Legge Obiettivo del 2001, che va a toccare 84 aree protette.

Fai e Wwf ritengono necessaria, per scongiurare lo scenario paventato in apertura, la redazione di una nuova pianificazione e, fino ad allora, una moratoria del nuovo edificato su scala comunale. Vanno inoltre censiti gli effetti dell'abusivismo, concessa priorità al riuso di suoli già compromessi e garantita la difesa di fiumi e coste.

 

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