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Maltempo: ingenti danni all’agricoltura. Urgente il finanziamento del Fondo di solidarietà

E’ soprattutto la grandine a causare le conseguenze più gravi. Distrutti molti frutteti. Devastati vitigni e anche coltivazioni orticole. Colpiti grano ancora non raccolto e mais. Il presidente della Cia Giuseppe Politi, nel corso di una manifestazione in Basilicata, sollecita il governo a trovare un’immediata soluzione. Gli agricoltori non possono continuare ad operare nell’incertezza. 

 Il maltempo sta mettendo in ginocchio l’agricoltura in molte regioni. E’ soprattutto la grandine a provocare i danni maggiori che, ormai, si contano in milioni di euro. Molti sono i frutteti andati completamente distrutti. Ma conseguenze si hanno anche per i vitigni, gli ortaggi (in particolare pomodori), per le coltivazioni di angurie e meloni, per il grano ancora non raccolto e per il mais.

 

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Presentato in Arsial il rapporto sull’agricoltura del Lazio

E’ un quadro che desta qualche preoccupazione, sebbene non manchino alcuni segnali positivi, quello che emerge dall’analisi congiunta condotta da Arsial con l’Università di Cassino sull’agricoltura regionale.

Combinando i dati Istat più recenti, relativi al periodo 2000-2007, con un’indagine ad hoc condotta su un campione originale di 524 aziende distribuite sul territorio regionale, l’Osservatorio sulle imprese di Arsial e l’Università di Cassino cercano di tracciare un quadro delle modifiche strutturali che hanno investito negli anni più recenti il settore agricolo laziale interrogandosi, anche alla luce della percezione registrata presso gli operatori del settore, sulle principali tendenze in atto e sulle prospettive del prossimo triennio.

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Latte, art.68 e Fondo per la calamità naturali: urgono interventi concreti.

Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive ai componenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e agli assessori regionali all’Agricoltura. Occorre attivare al più presto misure “per tutelare il reddito degli agricoltori e garantire la stessa sopravvivenza di un settore fondamentale per l’economia del nostro Paese”. Dal governo solo tante promesse, ma ancora nessun atto tangibile. 

 Latte, art.68 e Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali. Sono questi gli argomenti sui quali, in una lettera inviata ai componenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e a tutti gli assessori regionali all’Agricoltura, il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi sollecita precisi interventi “per tutelare il reddito degli agricoltori e garantire la stessa sopravvivenza di un settore fondamentale per l’economia del nostro Paese”.

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G8: tra le priorità deve esserci l'agricoltura

Il presidente della Cia Giuseppe Politi ribadisce l’esigenza che nel vertice a L’Aquila trovino accoglienza le indicazioni del recente “G-8” agricolo, nel cui documento finale sono state recepite molte indicazioni venute dal “G-14” degli agricoltori. Indispensabile un piano d’azione globale di lungo periodo. 

 “Anche l’agricoltura deve trovare la giusta attenzione nel prossimo vertice dei ‘grandi’ che si terra a L’Aquila. Il drammatico problema della fame, che coinvolge ormai più di un miliardo di persone, le ripetute tensioni che si sono avute nei mercati delle materie prime alimentari e l’esigenza di politiche equilibrate e di nuovi accordi commerciali nell’ambito della Wto impongono impegni certi e soprattutto atti concreti. Attendiamo, quindi, risposte valide".

 

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Agricoltura, ancora due anni di quotazioni al ribasso

Secondo l'Ocse nell’ipotesi di una recessione più lunga i settori più colpiti sarebbero le carni bovine e suine oltre al lattiero-caseario

 Ancora due o tre anni di ribassi per le quotazioni delle materie prime agricole. Nonostante il settore agricolo mostri «una maggiore capacità di recupero rispetto agli altri comparti di fronte alla crisi economica globale», per registrare nuovamente una tendenza al rialzo bisognerà attendere la ripresa economica prevista non prima di due anni. È questa la principale indicazione che emerge dal rapporto redatto dall'Ocse in collaborazione con la Fao sulle prospettive 2009 per l'agricoltura, che analizza l'impatto della crisi economica sul settore primario. Nei prossimi anni comunque i prezzi tenderanno ad assestarsi su livelli pari o superiori a quelli registrati nel decennio che ha preceduto i picchi 2007-2008, precisa il rapporto.

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Grano: è una vera “debacle”. Crollo di semine e rese. Subito un Patto di filiera

La Cia disegna una situazione sempre più grave. Sia per il frumento duro che per quello tenero si assiste ad uno scenario drammatico. I produttori in grande difficoltà con costi estremamente pesanti. Costituire al più presto una seria interprofessione del settore. Occorre una rapida approvazione del Piano di settore cerealicolo.

 

Per il grano “made in Italy” è una vera “debacle”. Il 2009 sarà ricordato come uno degli anni più difficili per questo importante comparto agricolo. Per il “duro” gli ettari seminati sono diminuiti di circa il 30 per cento rispetto al 2008, le rese dei primi raccolti evidenziano un calo tra il 15 e il 20 per cento, mentre i prezzi sul campo registrano un drammatico crollo: oltre il 45 per cento nei confronti della precedente campagna produttiva.

 

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Un miliardo di affamati mai così tanti nel mondo

La FAO: emergenza nelTerzo mondo ma anche nelle periferie di Europa ed USA (di Federico Rampini)

Per la prima volta nella storia umana soffre la fame più di un miliardo di persone, un sesto della popolazione del pianeta. È la stima della Fao, l'agenzia dell'Onu per l'agricoltura e l'alimentazione.
"La sicurezza alimentare è sicurezza tout court - dice Josette Sheridan del World Food Programme - Un mondo affamato è un mondo pericoloso per tutti". La recessione globale è una causa di questo pesante peggioramento: oggi ci sono cento milioni di affamati in più rispetto al 2008. Un altro fattore cruciale è l'inflazione delle derrate agroalimentari che colpisce soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Se in Occidente i prezzi sono in flessione, nel Terzo mondo i generi alimentari restano del 24% più cari rispetto al 2006, un onere insostenibile per il potere d'acquisto.