Il tavolo verde convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura Righini la scorsa settimana su sollecitazione delle cooperative e delle associazioni di categoria Cia, Confagricoltura, Coldiretti e Copagri, non ha per ora introdotto alcun elemento di novità rispetto ad una crisi del settore che sta travolgendo le imprese agricole allevatoriali.
Nella riunione è emersa con grande chiarezza la situazione di gravissima crisi in cui versano le cooperative e gli allevatori di bestiame. Dalle cooperative e dai loro presidenti e emersa con lucida chiarezza una situazione che si potrebbe senza difficoltà attribuire alla descrizione di un malato terminale.
I costi continuano ad aumentare e con essi il gap di competitività che i nostri produttori lamentano nei confronti delle produzioni estere. Non è un mistero infatti che sta entrando in Italia Latte proveniente dalle nazioni del Nord Europa a un prezzo inferiore anche più del 50% rispetto al costo di produzione del latte italiano e laziale. Si è innescata così una speculazione selvaggia a danno delle nostre produzioni. Sempre più gli industriali si rivolgono al mercato estero per i loro prodotti lavorati.
Gli allevatori e le organizzazioni e la CIA del Lazio ritengono che il mercato non può essere considerato equo fintanto che i costi di produzione in Italia saranno tripli rispetto a quelli degli altri paesi.
È necessario l’intervento della politica che non può smarcarsi da questo impegno, affinché le produzioni e i loro costi possono tornare ad essere competitive sui mercati, anche internazionali. Questo vuol dire ridurre i costi per l’approvvigionamento energetico, ridurre i costi sulla manodopera salariata, con particolare attenzione agli oneri salariali, ridurre i costi del gasolio anche con interventi straordinari ma sicuramente di legge. La politica deve attivarsi per una normativa più stringente anche nei confronti della contrattazione e anche nelle fasi della contrattazione dando alle rappresentanze degli agricoltori e degli allevatori il giusto riconoscimento per trattare un prezzo che sia valido e unico per tutte le aree interessate.
Nella riunione precedente si era discusso di alcune idee e azioni a breve termine da farsi nell’immediato in soccorso alla grave crisi del latte fresco, ma anche di azioni a lungo termine: si era parlato del progetto fresco Lazio e l’assessore insieme al direttore Aleandri si sono impegnati a trovare le finanze per rilanciare questo progetto che poteva essere in grado di dare un respiro sia pure a breve ai bisogni dell’allevatori. Si era proposto di avviare un iter per il riconoscimento di un formaggio di latte vaccino e a denominazione d’origine controllata o protetta del Lazio con l’assicurazione che il dossier era sulla scrivania dell’assessore, si era parlato di avviare lo studio per una tracciabilità spinta che dovrebbe essere strettamente legata alla contrattazione e alla trasparenza sui mercati, ma in quest’ultima riunione nulla di tutto ciò c’è stato ribadito o c’è stato, non c’è stata nessuna informazione e, la fine del comparto latte alimentare nel Lazio sembra avvicinarsi inesorabilmente.