ANP CIA Lazio – PAC post 2027, bene lo stop all’esclusione dei pensionati.

Le trattative e i negoziati a Bruxelles sono entrati nel vivo: la nuova PAC 2028-2034 (Politica Agricola Comune) si preannuncia con cambiamenti piuttosto rilevanti rispetto al passato, secondo Claudio Di Rollo presidente ANP CIA Lazio, non si tratterà di semplici ritocchi, ma di un cambio radicale nell'architettura dei finanziamenti, nei requisiti per accedere agli aiuti e nella gestione della sostenibilità ambientale.

Le trattative e i negoziati a Bruxelles sono entrati nel vivo: la nuova PAC 2028-2034 (Politica Agricola Comune) si preannuncia con cambiamenti piuttosto rilevanti rispetto al passato, secondo Claudio Di Rollo presidente ANP CIA Lazio, non si tratterà di semplici ritocchi, ma di un cambio radicale nell’architettura dei finanziamenti, nei requisiti per accedere agli aiuti e nella gestione della sostenibilità ambientale.

L’intesa raggiunta in sede europea sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC), nell’ambito dell’ultimo Consiglio Agrifish, è sicuramente un primo risultato politico di grande rilievo, anche se solo parziale, infatti dotazione finanziaria complessiva, degressività, soglie e valore degli aiuti restano ancora da decidere.

Una delle misure della proposta iniziale europea era l’esclusione dei pensionati dal sostegno diretto della PAC a partire dal 2032, per favorire il passaggio di testimone generazionale nelle aziende ed evitare che i fondi vengano destinati a chi non esercita più l’attività agricola come fonte di reddito principale, a vantaggio dei giovani. Come pensionati di Cia-agricoltori italiani del Lazio abbiamo sempre sostenuto (anche ultimamente in occasione delle rivendicazioni” i conti non tornano” davanti al Parlamento) che “nessuna generazione debba essere lasciata indietro“. Sarebbe un grave errore pensare che cancellando i sostegni agli agricoltori anziani si possa automaticamente fare spazio ai giovani.

In molte aree del Paese e del Lazio significherebbe soltanto accelerare l’abbandono dei terreni, la perdita di piccole imprese e lo spopolamento rurale particolarmente nelle aree interne. Un provvedimento che rischia di produrre effetti opposti a quelli attesi: in Italia, oggi il 70% dei titolari di azienda agricola ha più di 50 anni e circa il 20% supera i 65 anni. A fronte di ciò, le aziende agricole guidate da under 35 sono ancora poco più del 7% del totale: troppo poche per garantire un vero ricambio generazionale.

Nella giusta direzione quindi le modifiche apportate dai ministri agricoli europei circa l’attenzione riservata alle piccole aziende, alle produzioni tradizionali e agli strumenti per lo sviluppo delle filiere, aspetti di grande interesse anche per il tessuto agricolo del Lazio caratterizzato da eccellenze produttive e da una forte identità territoriale. Bene la netta apertura verso la flessibilità nazionale che esclude lo stop automatico ai pensionati.

Il testo della posizione negoziale del Consiglio, come sostenuto anche dal nostro Masaf, non impone più un’esclusione rigida a livello europeo, ma lascia ampi margini di manovra ai singoli Governi. Siamo sicuri, conclude il presidente Anp-Cia Lazio, che l’Italia potrà sfruttare questa autonomia per tutelare i “pensionati attivi”, ovvero coloro che pur percependo un assegno pensionistico, peraltro quasi sempre insufficiente, continuano a produrre e a presidiare territori fragili o montani.

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