Pensioni, una riserva di caccia: fare cassa sui pensionati, fino a quando?

In Italia una categoria di cittadini gode di un trattamento davvero particolare: i pensionati. Tutti a parole li proteggono, ne riconoscono i sacrifici e si preoccupano per il loro futuro. Poi, quando si tratta di mettere mano ai conti pubblici, quella stessa categoria diventa improvvisamente una riserva di caccia. A denunciarlo è Claudio Di Rollo, Presidente di ANP Cia Lazio.

In Italia una categoria di cittadini gode di un trattamento davvero particolare: i pensionati. Tutti a parole li proteggono, ne riconoscono i sacrifici e si preoccupano per il loro futuro. Poi, quando si tratta di mettere mano ai conti pubblici, quella stessa categoria diventa improvvisamente una riserva di caccia. A denunciarlo è Claudio Di Rollo, Presidente di ANP Cia Lazio.

La manovra e il taglio della rivalutazione

L’ennesima conferma arriva con la bozza della legge di bilancio, dove il Governo ha ripristinato il meccanismo delle fasce per la rivalutazione delle pensioni, penalizzando gli assegni superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS (circa 2.450 euro lordi mensili, ossia circa 1.900 euro netti: pensioni dignitose, ma certo non “pensioni d’oro”).

In pratica, una fetta consistente dell’adeguamento all’inflazione non verrà riconosciuta. La relazione tecnica della manovra parla chiaro:

  • 1,476 miliardi di euro di risparmi nel solo primo anno;
  • 14,24 miliardi di euro complessivi nei prossimi dieci anni.

Sono risorse che i pensionati non incasseranno e che resteranno nelle casse dello Stato, confermando l’uso degli assegni pensionistici come un comodo “bancomat”, proprio mentre l’inflazione continua a mordere.

Disparità fiscali e detrazioni negate

A questo quadro si aggiunge la disparità nel trattamento fiscale. Mentre per i lavoratori dipendenti il legislatore ha previsto strumenti di compensazione e detrazione (come il trattamento integrativo, la nuova “Somma Aggiuntiva” e un’ulteriore detrazione decrescente fino a 40.000 euro), i pensionati sono stati deliberatamente esclusi da questi meccanismi.

A ciò si somma l’ingiustizia della Flat Tax per gli autonomi a partita IVA, che beneficiano di un’aliquota ridotta al 15%, a fronte di un’aliquota IRPEF per i pensionati che può arrivare fino al 43% più le addizionali locali.

I numeri del fisco: Insieme ai lavoratori dipendenti, i pensionati coprono circa l’84% dell’intero gettito IRPEF nazionale. I redditi da pensione rappresentano da soli circa il 29,6% del reddito complessivo dichiarato.

La posizione di ANP Cia Lazio

Come ANP Cia Lazio ribadiamo che il fisco deve essere lo strumento con cui si garantiscono i servizi pubblici essenziali — sanità, assistenza e scuola in primis — e deve basarsi sul principio costituzionale della capacità contributiva. Non chiediamo privilegi né trattamenti di favore, ma solo rispetto per chi ha lavorato una vita, versato le tasse e contribuito alla costruzione del benessere collettivo.

“I pensionati hanno contribuito a costruire questo Paese e non possono essere considerati un bancomat silenzioso né un peso per la società. Un Paese che perde i suoi giovani e non riesce a garantire serenità ai suoi anziani sta compromettendo il proprio futuro.”

— Claudio Di Rollo, Presidente ANP Cia Lazio

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